Vantaggi per il corpo e l’ambiente
Tra i vantaggi annoverati nell’arte secolare del foraging, bisogna citare innanzitutto l’attenzione all’ambiente: è con la ricerca di alimenti in natura che si avvia un processo di riscoperta della biodiversità in cui viviamo. Una pratica da prediligere, tuttavia, solo se supportata dalle dovute competenze tecniche: distinguere, selezionare e catalogare elementi che costituiranno la base della nostra alimentazione sono infatti passaggi che richiedono conoscenza e dimestichezza. La premura non è rivolta solamente alla salute di chi si nutre delle suddette piante ma anche all’ecosistema che, qualora sollecitato oltremisura o danneggiato, rischia di subire alterazioni del suo stesso equilibrio.
Si pensi a un’ipotetica raccolta intensiva di una pianta nello specifico: se l’esercizio perdura e, soprattutto, se non è accompagnato da una tecnica che stimoli la rivegetazione della stessa, se ne favorirà l’estinzione.
Spostando il focus sulla salute del nostro organismo, possiamo rintracciare altrettanti benefici: l’immersione nella foresta è di per sé un primo stimolo a riequilibrare i livelli di stress, grazie all’esperienza immersiva a stretto contatto con la natura. Senza contare le diverse sostanze nutritive presenti negli alimenti naturali, utili ad esempio a contrastare infiammazioni, regolare i livelli di colesterolo, rafforzare il sistema cardiovascolare e migliorare la diuresi.
Impiego di alberi e fiori in ambito culinario: dall’ambiente domestico alla cucina stellata
Il foraging sta trovando sempre più impiego nel settore gastronomico, per valide motivazioni nutritive, ambientali e di innovazione tecnica, con un coinvolgimento che va dalla cucina più modesta e casalinga a quella stellata.
Pietanze servite al S’kammerli di Michael Ploner
Nel primo caso sono i piatti semplici, dai pochi ingredienti, a far da padroni; la gamma di prodotti include erbe selvatiche quali cicoria e rucola (presenti sia in inverno sia in estate), ortica (perfetta per risotti e frittate) e genziana gialla (da adoperare per la preparazione di liquori). Ed ancora sono da sempre indiscusse sulle nostre tavole le bacche (more, prugne, ribes neo, nespole, castagne, fragole di bosco), da gustare in naturalezza o sotto forma di conserve. Queste ultime in particolare richiedono una selezione meticolosa, perché facili da confondere con altre banche similari ma dannose per l’uomo.
A tal proposito è infatti preferibile avvicinarsi al mondo del foraging tramite la pratica costante e lo studio di manuali. La sostanziale innovazione nel mondo gastronomico avviene tuttavia ad opera di chef stellati che hanno saputo inserire sapientemente tali ingredienti in pietanze raffinate. È il caso di Michael Ploner, tirolese, il quale dopo aver appreso l’arte del foraging in Scandinavia e averne sperimentato l’utilizzo in cucina al Noma di Copenaghen, ne ha fatto tesoro e l’ha riproposta nella propria terra di origine in un connubio sensazionale con i piatti locali.
Alcolici naturali prodotti e venduti da SelvatiQ
L’estro artistico e la proverbiale preparazione in materia di raccolta erbe aromatiche si è guadagnata anche una stella Michelin nella città di Sorisole, nel bergamasco, grazie alla maestria dei fratelli Manzoni; presso il loro locale, l’Osteria degli Assonica, si possono infatti assaporare pietanze che contano dalle 50 alle 80 varietà di piante coltivate da loro stessi, oltre a quelle trovate in campi e boschi limitrofi.
Foraging: innovazione nella produzione di bevande alcoliche
Wild Nomadic Spirits. Tre semplici parole consequenziali per descrivere lo spirito ribelle e naturale con cui SelvatiQ ha dato un volto nuovo alle bevande alcoliche sfruttando il foraging. Nato dalla volontà di Charles Lanthier e Valeria Margherita Mosca, tale progetto punta a realizzare e diffondere rinomati drink quali vermouth, bitter, gin partendo per l’appunto da erbe trovate in loco.
Con un’attenzione al contenuto e al contenitore (il packaging vanta vetro rifilato e tappo in sughero), la novità gastronomica sta proprio nel riproporre gli alcolici di sempre ma con un tocco in più, perché valorizzati dalla presenza di piante selettivamente abbinate al drink quali fiori di Milla nel gin e gemme di pino di Scozia nel vermouth.
Per approfondire l’argomento, di seguito alcuni utili consigli di lettura:
Imparare l’arte del foraging. Conoscere, raccogliere, consumare il cibo selvatico di Valeria Margherita Mosca,
Il libro delle libere erbe. Manuale di foraging e cucina selvatica di Elisa Nicoli
La cucina delle erbe spontanee di Mariangela Susigan, Alessandro Gilmozzi e Lucia Papponi.
BIbliografia:
https://www.lifegate.it/foraging-erbe-selvatiche
https://www.esquire.com/it/lifestyle/food-e-drink/a27344117/erbe-selvatiche-commestibili/
https://www.lacucinaitaliana.it/news/trend/foraging-raccogliere-piante-e-fiori-da-mangiare/
https://www.cucchiaio.it/sostenibilita/cos-e-il-foraging/
https://www.internimagazine.it/approfondimenti/procurarsi-il-cibo-da-se-cose-il-foraging/
https://www.innaturale.com/foraging-che-cose-la-pratica
https://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/foraging.html
https://www.tuttogreen.it/tutto-sul-foraging/
https://www.selvatiq.com/?logged_in_customer_id=&lang=en
https://cosecase.it/2020/02/13/selvatiq-wild-nomadic-spirit/

Laureanda in Giornalismo, Cultura Editoriale e Comunicazione Multimediale presso l’università di Parma, adora interfacciarsi con realtà sempre nuove. Aspirante viaggiatrice, ha un occhio di riguardo per l’ecologia e i diritti umani. In Atmosphera lab ha trovato un valido alleato per comunicare ciò che più le sta a cuore.




