Carbon Offset: una sfida necessaria
Il modello di Phoresta per la compensazione e la divulgazione
Le emissioni di CO2
Capita spesso, magari nelle comunicazioni interne della propria azienda o nei telegiornali, di sentir parlare di compensazione delle emissioni di gas serra. Ma a cosa si fa riferimento?
È ormai risaputo che una delle cause principali del surriscaldamento globale è l’aumento della concentrazione di anidride carbonica (o CO2) nell’atmosfera terrestre. Questo fenomeno è causato da azioni umane, in particolare da quelle legate all’utilizzo di combustibili fossili, alle attività agricole intensive, all’allevamento, alla gestione dei rifiuti e alla deforestazione. Quest’ultima è estremamente rilevante perché gli alberi assorbono l’anidride carbonica e, attraverso la fotosintesi, la trasformano in sostanza organica liberando ossigeno: il carbonio viene così “legato” alle radici, alle foglie e al legno del fusto, e in questo modo la CO2 viene rimossa naturalmente dall’atmosfera.
Che cos’è il Carbon Offset
Il Carbon Offset è il meccanismo che permette a organizzazioni e individui di compensare le proprie emissioni di CO2. Ciascun ente deve, sia per obblighi di legge sia per questioni strategiche, calcolare la propria Carbon Footprint per poi avviare progetti di riduzione delle proprie emissioni dove possibile – ad esempio utilizzando pannelli solari per l’energia elettrica e cambiando tipologia di mezzo di trasporto per i propri amministratori e dei dipendenti o favorendo lo smart working. Per tutte le emissioni che il calcolo della Carbon Footprint segnala come inevitabili l’azienda si deve invece affidare ad attori esterni che dispongono di crediti di carbonio forestali, ovvero in grado di controbilanciare il quantitativo di emissioni prodotte. In quest’ultimo caso, ogni tonnellata di CO2 assorbita da boschi o foreste equivale a un credito di carbonio. I progetti di forestazione e ritardo programmato del taglio devono essere periziati da dottori forestali e possono essere di diverso tipo: la silvicoltura; le energie rinnovabili; la gestione dei rifiuti; l’efficienza energetica.
Prendiamo ad esempio la sede di una banca che copre il 70% della produzione di energia grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico e il restante 30% grazie all’utilizzo di combustibili fossili che producono, poniamo, circa trenta tonnellate di CO2. La banca potrebbe rivolgersi a un’ associazione che si occupa del rimboschimento e finanziarla per ottenere trenta crediti di carbonio. Questi trenta crediti attestano che tutta l’anidride carbonica prodotta dalla banca è stata compensata dalla fotosintesi. Il luogo in cui si trovano gli alberi è irrilevante in quanto la CO2 si distribuisce uniformemente in tutta l’atmosfera per cui, anche se viene emessa in Italia, può venire assorbita dalla vegetazione della Nuova Zelanda.
Contro il riscaldamento globale
Per un’azienda è necessario innanzitutto misurare la quantità di CO2 emessa e da quali fonti essa proviene, in modo tale da sapere con precisione come e quanto intervenire. Prendere consapevolezza della propria carbon footprint è un passaggio imprescindibile, soprattutto per rispettare le indicazioni europee della gestione delle emissioni. Nello specifico, esistono delle linee guida (Fit to 55%) che obbligano le aziende a ridurre le proprie emissioni del 30% e di raggiungere il 30% di produzione energetica proveniente da fonti rinnovabili entro il 2030.
I provvedimenti contro il global warming non sono però solamente una responsabilità delle aziende, le quali sono obbligate a seguire le direttive europee sui parametri da rispettare: la compensazione è prima di tutto quella che deve compiere ciascun cittadino. Infatti, esistono dei calcolatori dell’impronta individuale che permettono di prendere consapevolezza delle proprie emissioni e suggeriscono quali parametri cambiare del proprio stile di vita per coltivare delle abitudini più sostenibili.
Il modello di Phoresta
Ma chi si occupa di generare crediti di carbonio? Un esempio è quello di Phoresta, un’associazione Ets (senza fine di lucro) co-fondata da Carlo Manicardi nel 2012, che si propone di favorire l’attualizzazione degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, quindi di ridurre la concentrazione atmosferica di CO2.
La particolarità di Phoresta è che si muove su due piani paralleli: da una parte si occupa di compensazione e riforestazione; dall’altra parte promuove la divulgazione sulle tematiche ambientali.
Dopo il calcolo delle emissioni di aziende, associazioni, ma anche famiglie e professionisti, Phoresta predispone un programma di interventi e investimenti che si attualizzano con la produzione di crediti di carbonio generati da una nuova forestazione o dalla conservazione dei boschi esistenti. Finora sono stati presi accordi con oltre trentacinque aziende che possono compensare le proprie emissioni grazie a tre realtà: il Progetto Ossigeno, realizzato con il Parco regionale Valle del Treja (RM) e che prevede che per 5 anni un’area delle riserva di 35 ettari sia preservata dal taglio; il Bosco della Biodiversità, una nuova forestazione di un’area vicino a Bologna che assorbe circa 3.000 tonnellate di CO2 e permette di implementare la biodiversità dell’area; infine, il progetto fo–RESTA, in collaborazione con la Riserva Regionale di Monterano (RM), che consiste nel preservare dal taglio per sedici anni una riserva di 65 ettari.
Avvalendosi della propria rete di contatti di esperti e professionisti della sostenibilità e della cooperazione con istituzioni autorevoli come il CNR di Venezia, Phoresta ha costituito la propria Academy, un comitato scientifico che cura la divulgazione attraverso conferenze, corsi di formazioni, webinar basati su fonti scientifiche primarie (NASA, NOAA, IARC, IPCC) per sensibilizzare sulle tematiche ambientali.
È proprio questa doppia anima di Phoresta che permette di capire quanto sia importante prendere consapevolezza di come e quanto le nostre azioni lasciano un’impronta sul pianeta e quali sono gli accorgimenti che possiamo mettere in atto.

Elisa è laureata in Filosofia (Uniupo) e laureanda in Scienze Filosofiche (Unipd) e attualmente frequenta un master in Curatela d’Arte Contemporanea (Galleria A+A di Venezia). Sensibilizzata dai recenti avvenimenti globali, ha deciso di aderire all’iniziativa Atmosphera lab.

